Negli ultimi anni il corporate wellbeing è entrato stabilmente nelle conversazioni tra HR. Lavorando ogni giorno con aziende su questi temi – attraverso progetti di wellbeing organizzativo come quelli sviluppati da Parentesi GM – emerge spesso una domanda ricorrente: perché, nonostante le attività proposte, l’impatto sul benessere delle persone sembra limitato?
Workshop sulla gestione dello stress, giornate dedicate alla salute mentale o eventi sportivi aziendali sono sempre più diffusi. Tuttavia molte organizzazioni si accorgono che, passato l’entusiasmo iniziale, gli effetti concreti sul benessere delle persone sono difficili da osservare.
Una delle ragioni più frequenti è semplice: il benessere viene spesso trattato come un evento, non come un processo.
Il limite delle iniziative spot
Un webinar sulla gestione dello stress o una giornata di yoga in azienda possono essere momenti utili per sensibilizzare sul tema del benessere. Il problema è che il cambiamento non avviene in un singolo incontro.
Pensiamo a qualsiasi abilità: imparare a gestire lo stress, migliorare la postura o sviluppare maggiore consapevolezza del proprio corpo richiede ripetizione e continuità.
Quando le iniziative sono isolate, spesso accade che:
- generano interesse momentaneo, ma pochi cambiamenti concreti
- le persone partecipano con curiosità, ma non integrano nuovi comportamenti nella quotidianità lavorativa
- HR e management faticano a valutarne l’impatto reale nel tempo
Il risultato è una sensazione diffusa: molte attività, ma pochi effetti visibili.
Dal “momento benessere” al percorso
Sempre più aziende stanno iniziando a ripensare il wellbeing come un percorso distribuito nel tempo, fatto di piccoli interventi ricorrenti.
La continuità permette alle persone di sperimentare, riprovare e integrare nel tempo ciò che apprendono, rendendo le iniziative più efficaci.
Le modalità con cui questi percorsi vengono costruiti possono essere molto diverse.
In alcune organizzazioni il benessere entra nella routine settimanale attraverso classi continuative di attività fisica o posturale, spesso integrate da iniziative come giornate di massaggi alla sedia o incontri dedicati alla mobilità e alla postura.
In altri casi, soprattutto quando non ci sono spazi dedicati o quando il lavoro è distribuito tra sedi diverse e smart working, il percorso viene costruito con micro-sessioni online.
Brevi incontri da 15–20 minuti su respirazione, gestione dello stress o yoga al desk permettono alle persone di inserire piccoli momenti di pausa attiva nella giornata lavorativa.
Un ulteriore vantaggio di questo formato è la possibilità di registrare le sessioni e renderle disponibili insieme a materiali di supporto – ad esempio slide o brevi approfondimenti – così che le persone possano rivederle in differita se non sono riuscite a partecipare oppure riprenderle nel tempo per consolidare quanto appreso.
Due approcci diversi, ma con un elemento in comune: la continuità.
Continuità non significa grandi budget
Un equivoco diffuso è pensare che i programmi di wellbeing richiedano grandi investimenti o strutture dedicate.
In realtà la continuità può essere costruita anche con soluzioni molto semplici:
- micro-sessioni brevi
- attività online
- contenuti digitali di supporto
- iniziative distribuite durante l’anno.
L’aspetto decisivo non è la dimensione del progetto, ma la coerenza nel tempo.
Un percorso breve ma ricorrente può avere un impatto molto più forte di un grande evento isolato.
4 spunti pratici per HR
Per chi si occupa di HR, la sfida non è tanto organizzare più attività, quanto progettarle in modo sostenibile per l’organizzazione.
- Preferire formati brevi ma ricorrenti, più facili da integrare nella giornata lavorativa.
- Adattare il progetto alle risorse disponibili: spazi, tempi e budget possono essere molto diversi da azienda a azienda.
- Alternare informazione e pratica: ciò che le persone sperimentano direttamente rimane più facilmente.
- Costruire percorsi modulari, che possano evolvere nel tempo in base ai feedback delle persone.
Il benessere in azienda raramente cambia con un singolo evento. Più spesso si costruisce attraverso piccole pratiche che diventano parte della routine lavorativa.
Per questo sempre più organizzazioni stanno passando da iniziative spot a percorsi continuativi, progettati sulle reali possibilità dell’azienda.
Articolo a cura di Giulia Maestri, Co-founder di Parentesi GM





