L’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo il lavoro. Ma la vera sfida non è tecnologica: è culturale. E la funzione HR ha oggi un ruolo che va ben oltre la gestione del cambiamento: deve umanizzarlo. È la prospettiva che porta Fedora Gasperini di Bristol Myers Squibb, che nel suo contributo al Libro HRC “HR Beyond: Dare per avere” mette a fuoco cosa significa davvero accompagnare le persone in questa trasformazione.
La domanda che nessuno fa ad alta voce — ma tutti si pongono
Dietro ogni progetto di trasformazione digitale c’è una persona che si chiede, spesso in silenzio: “Cosa significa tutto questo per me?”
Rispondere a questa domanda non è un compito della comunicazione interna. È il cuore del lavoro HR. Perché se non si costruisce una narrazione positiva e credibile attorno al cambiamento, la resistenza è inevitabile.
La proposta di Gasperini è chiara: l’AI, se ben integrata, non sottrae lavoro alle persone — libera tempo prezioso, riduce le attività ripetitive a basso valore aggiunto, e restituisce spazio a ciò che rende il lavoro umano davvero significativo: creatività, pensiero critico, empatia, collaborazione.
Non si tratta più solo di efficienza
Il cambio di paradigma che Gasperini individua è preciso: non basta più misurare l’efficienza dei processi. Bisogna valutare i benefici reali per le persone.
Questo significa smettere di parlare di AI come di uno strumento di ottimizzazione e iniziare a raccontarla come un’opportunità di qualità del lavoro. Non è una distinzione semantica: è una scelta strategica che definisce il tipo di cultura che si vuole costruire.
Coinvolgere, ascoltare, rendere protagoniste le persone
La trasformazione è inclusiva solo se le persone sono attivamente coinvolte — non solo informate, ma ascoltate e rese protagoniste del processo. È così che si costruisce fiducia, si abbassano le resistenze e si crea un contesto in cui l’apprendimento continuo diventa naturale.
In questo senso, l’HR non gestisce la transizione dall’esterno: la guida dall’interno, con le persone.
Soft skill: il vero fattore abilitante
Le competenze tecniche restano importanti, ma non sono sufficienti. Ciò che fa davvero la differenza in un mercato del lavoro in continua evoluzione sono le soft skill: curiosità, resilienza, capacità di adattamento, voglia di mettersi in gioco.
Gasperini usa un’espressione precisa: la vera employability nasce dalla voglia di crescere insieme alla tecnologia. Non nonostante l’AI, ma con l’AI.
Il digital mindset: aperto, consapevole, proattivo
La sintesi del contributo è un invito chiaro all’HR: custodire ciò che rende le persone umane, investire nella formazione e promuovere una cultura del digital mindset — non come slogan, ma come orientamento concreto e quotidiano.
“Solo così l’AI sarà davvero uno strumento al servizio delle persone, e non il contrario.”
Questo contributo è incluso nel libro “HR Beyond: Dare per avere”, il libro di HRC Community a cui hanno contribuito gli/le HR Director di diverse aziende italiane e internazionali. Per leggere l’articolo originale, scarica gratis l’ebook completo su FrancoAngeli.
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